20 luglio. Ci giunge notizia che è stato compiuto un attentato a Hitler, fallito! Ci trasferiamo in una villa, sempre a Bonzo.

21 luglio. Secondo radio Londra, sarebbe scoppiata in Germania la guerra civile. Hitler, Goering e Dönitz hanno lanciato proclami. Nell’assenza del generale von Keitel, alcuni generali germanici, già destituiti da Hitler, avrebbero formato un governo contrario al Führer. I Russi avanzano verso Varsavia, dopo aver raggiunto Leopoli e Brest Litovsk. La loro avanzata prosegue in direzione di Przamysl ed è giunta a 14 Km dalla frontiera prussiana.

 

 

 

Il 16 luglio, mi sveglio in anticipo a causa dei topi e del russare “organistico” di un partigiano savonese. A pranzo: latte, pane e burro. Scrivo una lettera a mamma, papà e Lauretta e anche a Liliana. Dopo un buon caffè arricchito di burro, ritorno alle 22,30 da Cantòira a Bonzo.

Il 17 luglio, alle 9, faccio un bucato. Alle 12, pranzo: carne, formaggio, pomidoro e ciliegie. Alle 14 ci trasferiamo nella villetta, nostra abitazione saltuaria. Poco dopo, Mario e io montiamo la guardia presso la strada. Ho portato con me “Sapho“, dalle cui pagine leggo:

 ”Puis, plus rien. C’est fini, la bête est morte… Une bise froide se lève, froisse les branches, apportant l’écho d’une heure lointaine…”

  E:

 ”Leur dernière action en commun, cette charité de tout à l’heure, leurs mains une dernière fois liées autour de ce petit corps moribond…

Scrivo: E’ necessario che la futura organizzazione civile sia affidata a uomini in possesso di una profonda conoscenza e coscienza umana e che abbiano una grande capacità di sentire, e non di rubare. Alle 16, di guardia con Rami.

Il 18 luglio, un villeggiante, proveniente da Torino, ci racconta:

Sulla piazza giunse un camion che trasportava al patibolo cinque partigiani piemontesi. Quei poveretti erano seminascosti dalla scorta fascista. Una giovane donna, in divisa militare, con un mitra in pugno, dirigeva l’esecuzione. Ai margini di quella scena si era raccolta la gente che passava nei pressi. Dopo che un cappellano diede la benedizione a quei ragazzi, essi furono costretti a introdurre il capo nei cinque nodi scorsoi che pendevano dalle forche. Prima di morire uno dei cinque, un fanciullo, gridò: - Mamma, mamma, povera mamma! -. Poi sospinti nel vuoto, quegli sventurati si dibatterono per qualche istante e s’irrgidirono nella morte. Sui muri della piazza erano stati affissi alcuni manifesti con la scritta “Hanno toccato la Leonessa”, a giustificazione di quell’esecuzione“. 

19 luglio. Niente di nuovo.

Il 13 luglio è una splendida giornata. Ci stendiamo su un prato a prendere il sole. Continuo la lettura di “Sapho“, mentre in lontananza s’ode il rombo di aerei tedeschi. Nel pomeriggio ritiro le scarpe, finalmente riparate. Alle 19,30, dalla radio, nessuna notizia significativa. Dopo una passeggiata notturna, ci ritiriamo alle 22,30.

14 Luglio. Il tempo è sempre bello. Continuo la lettura di “Sapho“, raggiungendo p. 200, alle 11,30. Alle 14,30 pranziamo con minestra, carne lessa, pomidoro e formaggio. Alle 18,30, cena con pasta asciutta al burro, carne e formaggio. Insomma, ci sembra d’essere in villeggiatura e quasi ci dimentichiamo di trovarci in una situazione non certo tranquilla. Vado a Mottùra con la speranza di avere notizie da casa. Da radio Londra apprendiamo che i Russi hanno occupato Pinsk. Alle 23, ritirata, a Bonzo.

Il 15 luglio, alle 9, faccio toilette, barba compresa (m’era cresciuta molto). Continuo la lettura di “Sapho“. Alle 14,30 “pranziamo” a base di ciliegie.  Con la sabbia,  su una sponda  del fiume, faccio una statua abbastanza rassomigliante a Myriam. Sono arrivate la signora Lunghi, mamma di Ernesto e Lorenzo, e la signora Crosa, mamma di Gegi Parodi. Queste ci danno buone notizie di Miki e della signora Cassandra sua madre, e ci consegnano alcuni pacchi, uno dei quali mi è inviato dai miei cari, tramite la signora Cassandra. Nel mio, trovo, tra l’altro, il “Manuale - Prontuario Medico del Dottor Alfredo De Carolis” già appartenuto a mio nonno Emilio Viotti, medico chirurgo. Alle 19,30 ceno con Griša, a Cantòira. Alle 22, ritirata a Bonzo. Notte turbata dalla presenza di topi.

Il 10 luglio, alle 6,30, sveglia. Ci spostiamo a Pialpetta, ove veniamo a sapere che Miki e Gegi sono a Cantòira. Alle 12, rancio (riso e manzo). Lavandaia e stiratrice mi mettono in ordine camicie e fazzoletti. Alle 15 vado dal calzolaio e successivamente dal sarto, presso il quale, per sua preghiera, visito un ragazzo che accusa disturbi alle orecchie. Non ha che grossi tappi di cerume! Alle 20,30, mi reco a Chialamberto, ove incontro Adonai, in compagnia di due ragazze ebree e del loro fratello. Alle 22, ritirata a Pialpetta.

Martedì 11 luglio, a Bonzo, in mattinata, vado dal parrucchiere e dal calzolaio per ritirare le scarpe che, però, non ha ancora riparate. Quindi, a Cantòira incontro Gegi Parodi, verso le 12,30; porta buone notizie dei amici. Alle 13, pane e ciliegie. Continuo la lettura di “Sapho“, fino a pag. 68. Alle 18, pane e riso. Per la prima volta (e anche per l’ultima!) ricevo la decade: 90 lire!

Sono arrivate a Cantòira la mamma e la sorella di Filiberto Rami (Riccardo Munno). Alle 22, torniamo nel nostro alloggio di Bonzo.

L’indomani ci rechiamo da Bonzo a Cantòira, ove incontriamo la mamma e la sorella di Filiberto Rami, che ci invitano a pranzo. Successivamente Mario e io suoniamo il pianoforte della trattoria, abbandonandoci all’improvvisazione. Segue un ballo che si conclude con la partenza della signora Munno e della sua figliola. Ad esse affido una lettera che, in fretta e furia, ho scritto ai miei cari, pregandole di spedirla per posta da Torino. Alle 19, cena e ballo. Alle 24,30, ritirata a Bonzo.

Il 9 luglio rimaniamo “a letto” fino alle 11,30! Alle 12, rancio con doppia porzione di riso: stiamo diventando… Cinesi. Alle 13, continuo la lettura di “Sapho” di Daudet (fino a pag. 50). Verso le 18, scrivo un pezzo sul mio prediletto Dumas padre. Alle 18,30, rancio: pane, il solito riso e un pezzetto di manzo lesso. Alle 19,30, apprendiamo da radio Londra che i Russi hanno preso Vilna e che gli Inglesi hanno occupato Caen. Alle 22 circa, danze e alle 22,30, ritirata.

Gli Inglesi e i Canadesi occupano la cittadina francese di Caen.

 

L’8 luglio, alle 8,50 scendiamo verso Bonzo, dato che i Tedeschi si sono ritirati oltre Lanzo. Rientriamo nelle baite, nei dintorni di Bonzo, verso le 11. Alle 13,10, pane, formaggio e frutta colta dalle piante (ciliegie, fragole, lamponi). Qualche mio compagno raccoglie lumache che si cucinerà appena possibile, ma che io non mangierò, perché mi fanno schifo. Alle 18, il solito riso, con pane e formaggio. Vado a Mottèra, sperando di ricevere notizie della mia famiglia, ma invano. L’espresso, che avevo spedito alcuni giorni fa, è ancora giacente all’Ufficio postale. Ritorno a Bonzo, dove il cuciniere ci offre del buon vino, e dove balliamo e cantiamo.

Il 7 luglio, sveglia alle 9. Dopo tre giorni, possiamo finalmente lavarci la faccia… Sembra che il pericolo dell’attacco nemico sia scongiurato. Durante la mattinata, la prima trascorsa in calma alla grangia, parliamo di sport atletici, dei grandi campioni Emilio Lunghi, Dorando Pietri, Owens, di mio padre, campione interalleato e organizzatore delle più prestigiose manifestazioni sportive allo stadio della “Nafta” di san Martino d’Albaro. Io sostengo la necessità dell’epurazione del personale della Società petrolifera, esonerando individui quali Donini e Manitto. Alle 15,05, riso in brodo, lesso e pane. Racconto ai miei compagni la favola “Barba di ferro” che è accolta molto bene. Poi facciamo una bella dormita fino alle 18,20, e, alle 20, da buoni bambini, ci prendiamo ancora una porzione di riso e latte. Cantiamo in coro fino alle 23,30 e, finalmente, ci addormentiamo sulle dure tavole del pavimento della grangia.

Il 6 luglio, dalle 2 alle 4 del mattino, monto la guardia insieme a Mario Giolli (Sangallo). Dalle 4 alle 6, dormiamo profondamente. Subito dopo, dobbiamo marciare dall’accantonamento fino alla cresta. Secondo le notizie comunicateci da alcuni valligiani, che sono andati presso Bonzo a prendere per noi un sacco di pane, sarebbe immininente, per oggi, un rastrellamento in forze.

Come già sapevamo, i Tedeschi e i Repubblichini ci hanno catturato due cannoncini, nonché un’automobile, aiutati dalle loro spie, numerose in questa zona.

I Nazi-fascisti sono entrati in vari paesi, ove hanno proceduto a interrogatori e perquisizioni. Hanno fatto capire di sapere che ci troviamo nell’impossibilità di difenderci e che ci attaccheranno quanto prima.

 

Nella notte tra il 5 e il 6 luglio, tra noi partigiani si sono manifestati episodi di indisciplina e di mancanza di cameratismo. Eccezion fatta per il nostro gruppo e per il comandante “Moro“, giovane cauto e posato, non trovo  elementi degni di stima. Generale è l’incoscienza e l’ignoranza, anche dal punto di vista militare. Le nostre più urgenti necessità non trovano appagamento.

Non difetta soltanto il cibo, ma persino l’acqua. Quanto al nostro armamento non ne siamo in possesso che per il 10%. Circa i mezzi di comunicazione, non possediamo né radio, né telefoni. Le poche auto e moto di  cui  disponiamo  riescono tutt’al   più a segnalarci,  solo pochi minuti prima, un attacco di carri armati o di autoblinde. Non possediamo più un solo pezzo anticarro: l’unico che avevamo - quello del “tigre” regalatoci dai soldati cechi - ci è stato ripreso dai tedeschi. In una tale situazione, è assurdo intraprendere attacchi contro un nemico numeroso, bene equipaggiato e organizzato.

Tra i nostri, vi sono alcuni pazzi che intraprendono imprese temerarie dai risultati, sovente, di poco conto, ma che provocano sempre feroci rappresaglie sia nei confronti della popolazione che vive nella nostra zona, sia nei nostri confronti, determinando rastrellamenti che mirano ad annientare le nostre esigue, superstiti forze. Lo ripeto: secondo me è necessario astenerci da ogni attività bellica, rimanendo sulla difensiva e tenendo lontane da noi le numerose spie fasciste, organizzandoci sistematicamente, raccogliendo viveri, armi e munizioni, in vista dell’attacco che dovremo lanciare quando gli Alleati costringeranno i nostri nemici a ritirarsi dall’Italia settentrionale. Allora, potremo far saltare ponti, ferrovie, strade al fine di impedire il ripiegamento dei Nazifascisti. Stamane abbiamo appreso da radio Londra che gli Alleati hanno raggiunto i sobborghi di Livorno, di Ancona e di Arezzo.

 Quando si è impegnati nella lotta, ogni idea dev’essere subordinata alla intuizione tattica e strategica e, soprattutto, alla comune intesa. In ciò devo riconoscere che Miki e i suoi seguaci militaristi hanno delle buone ragioni che noi, antimilitaristi e pacifisti, abbiamo sottovalutato nelle nostre precedenti discussioni. I partigiani, in genere, non sono che dei ribelli al Nazismo e al Fascismo; ma non hanno idee chiare sul futuro d’Italia; sono esseri imprevidenti che lottano alla giornata, disperatamente e quasi ciecamente, solo per sopravvivere. Anch’io, malgrado l’ammirazione che nutro per il pensiero mazziniano, non sento la necessità di appartenere a un partito. Ho solo sete di libertà, nel rispetto degli altri, desiderio di luce per me e per tutta la marea di fantasmi che s’agita intorno a me, in questo tragico momento… 

Il 6 luglio, verso le 9,30, rimbomba il cannone in val di Ala. Siamo nell’ansiosa attesa del rastrellamento che ci era stato preannunziato…

Nella mattinata, forze aeree inglesi bombardano Torino.

Sulla strada di Bonzo, un nostro motociclista ha fatto una ricognizione ad ampio raggio: pare che i Tedeschi abbiano, per il momento, rinunziato alle operazioni nella nostra Valle… A mezzogiorno: due panini e toma. Nel pomeriggio siamo assaliti da una terribile SETE, fino alle 17,30,  quando,   ritornati  alla grangia, facciamo una puntata ad una baita ove ci dissetiamo e ci sfamiamo con un po’ di latte, polenta e çairas (una specie di ricotta-mascarpone).

Alle 20,30, riso e latte e alle 21,30 Mario Giolli, Rami ritornato tra noi, i fratelli Lunghi e io dormiamo all’aperto per evitare liti con gli altri e per poter distendere le gambe liberamente.

 

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