Tempo di guerra…

Cima della Piccola

Alle 7, sveglia. Ma quale risveglio: freddo, umidità, stanchezza, dolori articolari… Rievoco intensamente i ricordi del mio idillio con M.M. Sette partigiani sono giunti dalla Val d’Aosta e ci comunicano notizie incredibili: i nostri avrebbero occupato il passo del Piccolo San Bernardo e avrebbero accerchiato circa duemila Tedeschi! Avrebbero, inoltre bloccato alcune camionette di tedeschi che tentavano di portare soccorso al presidio del Piccolo (“Tempu de guèra ciü musse che tèra”). Gli Alleati sarebbero giunti a 70 Km. da Torino!!! Scommetto con Rami che entro il 15 settembre gli Alleati libereranno la capitale del Piemonte… Nel pomeriggio “sopporto” una breve lezione di inglese. Leggo quindi la Bibbia e ceno alle 19.

Tempesta

Cima della Piccola

Sveglia alle 7, alla Piccola. Sono intirizzito e ho tutti i muscoli delle gambe molto dolenti. Io e Orazio andiamo in ricognizione fino alla punta della catena della Piccola, per rintracciare il passo che conduce in Francia, ma non riusciamo nel nostro intento. Verso le 11, veniamo a sapere che la nostra postazione verrà sguarnita della mitragliatrice “Saint-Étienne”. Alle 13, rancio, costituito da tre pagnotte, carne mangiabile, formaggio, burro, zucchero, alimenti indispensabili a quest’altitudine. Dopo una brevissima lettura del Genesi, faccio un pisolino. Poi io e Rami andiamo ad attingere acqua per noi e per i compagni, nel laghetto alpino sottostante. Mentre ceniamo, udiamo ripetuti colpi di mitragliatrice. Alle 21, scoppia una tempesta, con pioggia fittissima. Passiamo una notte pressoché insonne, con i piedi gelati.

L’orologino

Cima della Piccola

Alle 6,30, sveglia e marcia alla volta della Piccola, ove arriviamo verso le 12,30, in cattive condizioni. La razione di vitto per la giornata è costituita da quattro pagnottelle e da un po’ di carne in putrefazione. Andiamo a dormire al calar della notte, riparandoci in una grotta. Io m’addormento non prima d’aver dato una scorsa all’introduzione del Pentateuco, all’incerta luce del cielo alpino. La lettura dei libri, di cui sono sempre provvisto, accompagna le mie vicende e mi è costantemente di conforto. Il pressoché costante controllo delle ore in cui avvengono i fatti segnati nel mio diario è dovuto al mio attaccamento all’orologino da tasca, donatomi dalla mamma, la cui continua consultazione mi sembra tenermi a suo contatto…

Ritirata

CantòiraForno

Alle 12, scatta l’allarme. I repubblichini si sono spinti fino a Pessinetto. Saremo costretti a ritirarci a Forno Alpi Graje, seguendo il consiglio della staffetta che ci ha portato le notizie e l’esortazione di Amleto (non quello shekespeariano, ma quello partigiano). Verso sera il commissario X ci fa saltare la cena e, a seguito di un suo rapporto, veniamo inviati alla Piccola, per punizione (?!). Partiamo alle 20 da Cantoira per Pialpetta e da Pialpetta per Forno. Durante la tappa a Pialpetta leggo parte del Pentateuco di San Paolo. Alle 24,20, ci addormentiamo sul pavimento di un’abitazione vuota, a Forno.

Adelchi

Albergo Centro, Cantòira

Sveglia alle 10. Ho terminato la lettura dell’Adelchi di Manzoni, opera in cui, ancora una volta, si manifesta lo spirito religioso dell’Autore. I punti più noti (i Cori) mi appaiono simili a “cadenze” musicali, interessanti, ma un poco distaccati dallo svolgimento drammatico. Adelchi assume, a tratti, atteggiamenti amletici, ma nel personaggio shakespeariano v’è forza, intensità, sensibilità, tormento interiore, mentre in Adelchi vedo soltanto il riflesso della figura morale del Manzoni, nella sua moderazione e nella sua Fede.