Su un tavolaccio, pensando a Montesquieu

Forno – Grange

Verso le 14, parto con la colonna dei feriti. Da Forno raggiungiamo le grange, a tarda sera. Qui trovo Bologna che mi regala un po’ di toma, semplicemente schifosa. Dormo insieme ai feriti sopra un durissimo tavolaccio, tenendo la giacca sotto il capo e il giaccone sopra il petto. Nei brevi momenti di tregua, leggo Montesquieu… Alla scrittura dei politici preferisco quella dei poeti, degli aforisti, dei romanzieri. La lettura affrettata e disordinata di Montesquieu mi fa apparire questo illustre spirito costantemente legato alla politica, troppo fiducioso nella buona interpretazione delle leggi, troppo serioso e cattedrattico. A volte mi sembra un’artista che ami la contenutezza e il riserbo, ma per molti aspetti, m’è parso vicino a Machiavelli: in entrambi, efficace stringatezza, robustezza scultorea, forza oratoria un po’ greve, ma sempre sapientemente preparata e intimamente legata all’argomento prescelto. In questi due scrittori politici, naturalmente, è più vivo l’intento critico, riflessivo, razionale, che lo slancio lirico, appassionato, fantasioso. Montesquieu, grazie alla sua acuta indagine, è uno dei preparatori e degli ispiratori della Rivoluzione francese. Io gli preferisco Voltaire, più bizzarro, più disordinato, ma più geniale artista, come preferisco un buon racconto o un buon romanzo – forse perché più aderenti alla realtà quotidiana e agli umani sentimenti – a un buon trattato di critica e di politica. Montesquieu è un profondo analizzatore delle cause e degli effetti di importanti eventi storici (Considérations sur les causes de la grandeur des Romains et de leur décadence); meno felice mi pare nella critica alle Arti e alle Scienze (Lettres Persanes), specie per ciò che riguarda la Poesia. Voltaire scrisse in proposito di Montesquieu: “Il est coupable de lèse – poésie”. Esatto, invece, mi pare il suo presagio secondo il quale la Scienza avrebbe reso funesto il futuro progresso dell’uomo. Mi sono parsi interessanti, nelle Lettres Persianes i seguenti passi: a pag. 56, sull’Académie française ( un quadro alla Rembrandt); a pag. 59, sulla Dissertation sur la politique des Romains dans la Religion; a pag. 63, sul Dialogue de Sylla et d’Eucrate. Nelle Considérations sur les causes de la grandeur des Romains et de leur décadence, a pag. 72, ho notato il seguente passo: “En un mot, un gouvernement libre, c’est-à-dire toujours agité, ne saurait se mantenir s’il n’est, par ses propres lois, capable de correction”. A pag. 90, e altrove, appare il concetto secondo cui una causa generale fa perire uno Stato con una sola battaglia. Come Machiavelli, Montesquieu adopera uno stile deciso, efficacissimo, che possiede grandi qualità non solo dal punto di vista dell’uomo-stile[1], ma anche dal punto di vista estetico (quando mi sarà possibile, analizzerò la lingua di Machiavelli). Pur negando valore alla Poesia, Montesquieu non si avvede che nella sua opera, oltre all’uomo, al filosofo, al politico, v’è anche l’artista, il poeta che, con pochi tratti energici, crea attimi vivissimi, imperituri nel loro maschio slancio… Secondo lui, la corruzione dei sistemi politici, dei grandi stati, degli imperi, è dovuta a molte cause tra cui anche alle raffinatezze ammaliatrici dell’arte, questa così pericolosa essenza dell’animo umano (amoralità dell’Arte).

[1] Uomo-stile: ciò che fa l’uomo con personalità, con impronta individuale assume una fisionomia che ha il misterioso sapore del suo creatore.

Di nuovo a Forno

CantòiraForno

Dopo aver percorso a piedi il tragitto da Cantoira a Forno, Mario ed io, sfiniti, veniamo nuovamente invitati dal dottor Zucchetti e dal colonnello Rossi. Quest’ultimo ci regala altre 2 bottiglie di vino, 2 scatole di piselli, patate e salsa di pomodoro. Verso sera incontro Talin e Bologna, capo di stato maggiore partigiano, entrambi trattenuti in attesa di processo! Dopo aver salutato il dottor Zucchetti e il Colonnello Rossi, Mario Giolli rientra in “caserma”, mentre io, sofferente al piede, alloggio nell’albergo di Forno in una stessa camera con Griša , che mi fa da guardia del corpo… Ma, a causa della tremenda puzza di piedi del simpatico amico, costringo l’ex calzolaio ad abbandonare il letto accanto al mio e ad allontanarsi il più possibile sdraiandosi su una stuoia, presso la porta della camera.