Sofferenze

Bonneval-sur Arc, Hotel des Evettes

Mi sveglio in albergo. Mi medico i piedi. Poco dopo mi fa visita il signor Bruno, che ha diviso con me parte della traversata delle Alpi. Mi porta un po’ di caffè. Rimango a letto, ove riprendo a scrivere il presente diario, interrotto nei giorni precedenti. A Bonneval circola la voce secondo la quale le truppe Americane dovrebbero arrivare in giornata. Comincio a sperare di poter essere ricoverato in qualche infermeria degli Alleati, ove poter curare i miei poveri piedi piagati. Verso mezzogiorno, un medico del Maquis (F.F.I.) mi visita e mi dà il permesso di rimanere a Bonneval. Poco dopo, il signor Bruno mi porta, a letto, un piatto di agnolotti in un brodo di… acqua calda. Li ha confezionati lui stesso, insieme alla padrona dell’hôtel. Il signor Bruno è molto gentile: vuole servirmi come un buon cameriere ed io gli sono molto riconoscente. Faccio un impacco ai piedi; poi, un po’ sollevato, mi sfogo scrivendo.

Due odiosi pseudo dottori italiani, con tanto di tre stellette (capitani?), dopo una visita sommaria, vorrebbero costringermi a sloggiare dall’Hôtel des Evettes. Vengo assalito da forti dolori viscerali e, nonostante gli stimoli non riesco a liberarmi. I piselli che avevo mangiato, forse a causa del freddo e delle fatiche, si sono trasformati in un tappo durissimo che mi occlude il retto. Sono costretto a liberarmene, procurandomi un’emorragia all’ano. La sera, la signora Cusino, proprietaria dell’hôtel, mi fa prendere due tazze di minestra. Sembra che i partigiani armati abbiano ricevuto l’ordine di rientrare in Italia (in val d’Ala), ma che si siano rifiutati.

Bombardano Torino

Losa

Udiamo ronzare aerei alleati  che solcano il cielo, molto lontano dalla nostra zona, in direzione di Torino. Poco dopo, si sentono abbastanza distintamente gli scoppi delle bombe scaricate dagli aerei e  quelli della contraerea. Stanno bombardando Torino e Chivasso. Alla trattoria dei Pesci Vivi, facciamo la conoscenza di un nuovo arrivato : è un sottoufficiale d’aviazione, in perfetta divisa, che si fa chiamare Gegi Parodi. E’ un genovese, pieno di fisime e di alterigia e, per di più è un militarista e un monarchico arrabbiato. Inaspettatamente, incontriamo Bruno Dell’Acquila e Nello Pesenti, due nostri conoscenti di san Martino d’Albaro (Genova) che Miki deve aver reclutato tramite la signora Cassandra, sua madre. Questa donnina, tutta nervi e volontà, è veramente degna delle eroine del nostro Risorgimento. Dallo spirito tenace, gentile, forte e generoso, non teme di attraversare sovente le linee tedesche e fasciste, trasportando nella sua borsetta bombe e pistole destinate a noi, partigiani.

Montiamo la guardia al blocco stradale, dalle 20 fino alle 13 del 23. Notte bellissima, in cielo. In terra, distesi in un prato sopra erba da poco falciata, per me e per Mario, è una tortura. Vorremmo sdraiarci sulla strada, se non fosse pericoloso per le auto che, invero molto rare, passano a gran velocità e rallentano solo sotto la minaccia delle nostre armi. Quando ci alziamo, nei brevi turni di riposo, siamo tutti a pezzi, con crampi alle gambe, dolori alla schiena, forzate erezioni e con la testa appesantita.