La pace della montagna

Cima della Crocetta

Alle 3, allarme. Assistiamo, come in sogno, ai primi chiarori dell’alba. Alle 10, ci perviene, portata da un valligiano, una lettera del cappellano repubblichino, con la quale si chiede il permesso di ritirare i caduti che giacciono ancora sotto le nostre postazioni. La busta è così indirizzata: ”Ai Patrioti del passo della Crocetta – Ceresole”. Verso sera, faccio la conoscenza di David, un partigiano del Galles britannico, e di un Serbo. Entrambi da sei mesi condividono la guerriglia in Piemonte. Io,  Ernesto Lunghi e le due nuove conoscenze immaginiamo il futuro e i nostri sogni volano nell’infinito di quest’immensità alpestre, sotto questo cielo paradisiaco, dove le nostre visioni utopistiche d’un’umanità pacificata si confondono con le stelle cadenti, che riflettono le loro parabole nei laghetti, ai nostri piedi… Intorno ai candidi ghiacciai, nell’immensa solennità del silenzio, alita una pace arcana, scalfita per un istante dal brusìo d’una slavina o dal rumore degli spari.