Sognando Roma

Bonzo

A Bonzo, è tornata la signora Munno accompagnata dalla figlia. La mamma di Filiberto ci offre pranzo e cena. Filiberto manifesta apertamente la sua affezione per me e Griša non perde l’occasione per manifestare le sue idee politiche di tendenza repubblicana e socialista. Io sto sognando… penso a M. e progetto di trasferirmi a Roma, a guerra finita, con il buon Griša come scudiero… Salutiamo con affetto e riconoscenza la signora e la signorina Munno e torniamo con Filiberto alla villa, ove andiamo a riposare alle 23,30.

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Il partigiano russa

Cantòira Bonzo

Mi sveglio in anticipo a causa dei topi e del russare “organistico” di un partigiano savonese. A pranzo: latte, pane e burro. Scrivo una lettera a mamma, papà e Lauretta e anche a Liliana. Dopo un buon caffè arricchito di burro, ritorno alle 22,30 da Cantòira a Bonzo.

Si suona e si balla

BonzoCantoira

Ci rechiamo da Bonzo a Cantòira, ove incontriamo la mamma e la sorella di Filiberto Rami, che ci invitano a pranzo. Successivamente Mario e io suoniamo il pianoforte della trattoria, abbandonandoci all’improvvisazione. Segue un ballo che si conclude con la partenza della signora Munno e della sua figliola. Ad esse affido una lettera che, in fretta e furia, ho scritto ai miei cari, pregandole di spedirla per posta da Torino. Alle 19, cena e ballo. Alle 24,30, ritirata a Bonzo.

La decade

Bonzo

Martedì, a Bonzo, in mattinata, vado dal parrucchiere e dal calzolaio per ritirare le scarpe che, però, non ha ancora riparate. Quindi, a Cantòira incontro Gegi Parodi, verso le 12,30; porta buone notizie dei amici. Alle 13, pane e ciliegie. Continuo la lettura di “Sapho”, fino a pag. 68. Alle 18, pane e riso. Per la prima volta (e anche per l’ultima!) ricevo la decade: 90 lire! Sono arrivate a Cantòira la mamma e la sorella di Filiberto Rami (Riccardo Munno). Alle 22, torniamo nel nostro alloggio di Bonzo.

Un imminente rastrellamento

presso Bonzo

Dalle 2 alle 4 del mattino, monto la guardia insieme a Mario Giolli (Sangallo). Dalle 4 alle 6, dormiamo profondamente. Subito dopo, dobbiamo marciare dall’accantonamento fino alla cresta. Secondo le notizie comunicateci da alcuni valligiani, che sono andati presso Bonzo a prendere per noi un sacco di pane, sarebbe immininente, per oggi, un rastrellamento in forze. Come già sapevamo, i Tedeschi e i Repubblichini ci hanno catturato due cannoncini, nonché un’automobile, aiutati dalle loro spie, numerose in questa zona. I Nazi-fascisti sono entrati in vari paesi, ove hanno proceduto a interrogatori e perquisizioni. Hanno fatto capire di sapere che ci troviamo nell’impossibilità di difenderci e che ci attaccheranno quanto prima. Nella notte tra il 5 e il 6 luglio, tra noi partigiani si sono manifestati episodi di indisciplina e di mancanza di cameratismo. Eccezion fatta per il nostro gruppo e per il comandante “Moro”, giovane cauto e posato, non trovo  elementi degni di stima. Generale è l’incoscienza e l’ignoranza, anche dal punto di vista militare. Le nostre più urgenti necessità non trovano appagamento.

bonzo

Una cartolina da Bonzo

Non difetta soltanto il cibo, ma persino l’acqua. Quanto al nostro armamento non ne siamo in possesso che per il 10%. Circa i mezzi di comunicazione, non possediamo né radio, né telefoni. Le poche auto e moto di cui disponiamo riescono tutt’al più a segnalarci, solo pochi minuti prima, un attacco di carri armati o di autoblinde. Non possediamo più un solo pezzo anticarro: l’unico che avevamo – quello del “tigre” regalatoci dai soldati cechi – ci è stato ripreso dai tedeschi. In una tale situazione, è assurdo intraprendere attacchi contro un nemico numeroso, bene equipaggiato e organizzato. Tra i nostri, vi sono alcuni pazzi che intraprendono imprese temerarie dai risultati, sovente, di poco conto, ma che provocano sempre feroci rappresaglie sia nei confronti della popolazione che vive nella nostra zona, sia nei nostri confronti, determinando rastrellamenti che mirano ad annientare le nostre esigue, superstiti forze. Lo ripeto: secondo me è necessario astenerci da ogni attività bellica, rimanendo sulla difensiva e tenendo lontane da noi le numerose spie fasciste, organizzandoci sistematicamente, raccogliendo viveri, armi e munizioni, in vista dell’attacco che dovremo lanciare quando gli Alleati costringeranno i nostri nemici a ritirarsi dall’Italia settentrionale. Allora, potremo far saltare ponti, ferrovie, strade al fine di impedire il ripiegamento dei Nazifascisti. Stamane abbiamo appreso da radio Londra che gli Alleati hanno raggiunto i sobborghi di Livorno, di Ancona e di Arezzo. Quando si è impegnati nella lotta, ogni idea dev’essere subordinata alla intuizione tattica e strategica e, soprattutto, alla comune intesa. In ciò devo riconoscere che Miki e i suoi seguaci militaristi hanno delle buone ragioni che noi, antimilitaristi e pacifisti, abbiamo sottovalutato nelle nostre precedenti discussioni. I partigiani, in genere, non sono che dei ribelli al Nazismo e al Fascismo; ma non hanno idee chiare sul futuro d’Italia; sono esseri imprevidenti che lottano alla giornata, disperatamente e quasi ciecamente, solo per sopravvivere.  Anch’io, malgrado l’ammirazione che nutro per il pensiero mazziniano, non sento la necessità di appartenere a un partito. Ho solo sete di libertà, nel rispetto degli altri, desiderio di luce per me e per tutta la marea di fantasmi che s’agita intorno a me, in questo tragico momento…

Verso le 9,30, rimbomba il cannone in val di Ala. Siamo nell’ansiosa attesa del rastrellamento che ci era stato preannunziato… Nella mattinata, forze aeree inglesi bombardano Torino. Sulla strada di Bonzo, un nostro motociclista ha fatto una ricognizione ad ampio raggio: pare che i Tedeschi abbiano, per il momento, rinunziato alle operazioni nella nostra Valle… A mezzogiorno: due panini e toma. Nel pomeriggio siamo assaliti da una terribile SETE, fino alle 17,30,  quando,   ritornati  alla grangia, facciamo una puntata ad una baita ove ci dissetiamo e ci sfamiamo con un po’ di latte, polenta e çairas (una specie di ricotta-mascarpone).

Alle 20,30, riso e latte e alle 21,30 Mario Giolli, Rami ritornato tra noi, i fratelli Lunghi e io dormiamo all’aperto per evitare liti con gli altri e per poter distendere le gambe liberamente.

Nello Stura

CantoiraChialamberto

Faccio un bagno nelle fresche acque dello Stura, insieme a Gegi Parodi. Ne approfitto per lavarmi i panni. La sera, cena e il solito ballo dei miei amici. Verso le 20, ci separiamo dai militaristi del gruppo (Miki, Gegi e… Rami!). Io (Paulatim), Mario Giolli (Sangallo), Ernesto (Harbig) e Lorenzo Lunghi (Licò) ci spostiamo in corriera a Chialamberto, ove, dopo uno spuntino, riusciamo a dormire in un letto “vero” e sopra un materasso “vero”.

Fucilano le spie fascite

Corio

Verso le 10 arrivarono a Corio una signora d’età matura e un giovane pallido, dai capelli chiari e dagli occhi azzurri. La signora Munno, evidentemente informata sul nostro conto, ci affidò suo figlio Riccardo, raccomandandocelo in particolar modo per la sua costituzione delicata. E noi, da buoni italiani che hanno una particolare vocazione “battesimale”, attribuimmo subito a quel giovane torinese il nome di battaglia di Filiberto Rami. Dopo i teneri addii tra Filberto e la madre, tutti e cinque fummo mandati a trasportare munizioni al piano Friseròle e il nostro nuovo compagno si distinse per buona volontà e resistenza fisica. Se ben ricordo, fu nel pomeriggio di quella giornata che accadde l’episodio doloroso della fucilazione di due spie fasciste : erano un ragazzo di una quindicina d’anni e un uomo maturo, alto e panciuto, accusati di aver fornito ai fascisti molte informazioni relative alle nostre posizioni. Io e i miei compagni tentammo di intercedere a favore di quei disgraziati. Ma ci fu risposto che erano stati giudicati e condannati a morte da un tribunale partigiano. L’esecuzione ebbe luogo in una radura lontano dal poggio sul quale ci trovavamo. Tuttavia, ne sentimmo gli spari sinistri che causarono in me una profonda amarezza per la … giustizia degli uomini e una grande pietà per i condannati.