Arriva papà

Bonzo

“Cos’è mai questa nostra Patria che difendiamo? Qual è l’idea che ci sospinge nella lotta contro l’oppressione fascista?” L’idea della patria, come l’immagine della bandiera nazionale, è un’astratta creazione del potere. Questa subordina la libertà dell’individuo alla fedeltà alle tradizioni (anche quelle peggiori), imponendo la subordinazione di ogni energia intellettuale e materiale agli oscuri disegni della politica. Secondo me, dovrebbe esistere una sola patria: il Mondo; un solo popolo: l’Umanità. Solo in quel caso, l’ideale della patria contribuirebbe alla pace universale. Al contrario, oggi esistono tante patrie quanti sono i governi che le creano, e anzi molte di più: quelle inventate dagli schieramenti dovuti a interessi politici, economici, confessionali… La sola patria che ho scoperto è costituita dalla Musica.” Oggi ho ascoltato con grande partecipazione spirituale il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra di Franz Liszt, l’Ouverture del Manfred di Robert Schumann, le Suites dell’Arlesienne e della Carmen di Georges Bizet e il valzer Storielle del bosco viennese di Johann Strauss. Alle 16, arrivano a Losa il Papà e il signor Nino Lunghi. Io, Ernesto ed Enzo andiamo loro incontro, in bicicletta. Poi, da Losa torniamo a Cantòira alternandoci in sella con i nostri cari. Il papà mi ha portato la “rete da caccia”, che fu del nonno Emilio, contenente indumenti vari. Egli mi dà buone notizie della mamma e di Lauretta e mi riferisce sulla situazione della vita a Genova.