Il partigiano Savoia

Ceresole RealeRosone

All’1,15 andiamo a riposarci in un albergo adibito ad ospedale. Ci svegliamo verso le 9,30 e alle 10 raggiungiamo una zona che si trova in faccia all’albergo-ospedale. Ritorniamo alle nostre brande e facciamo la conoscenza del partigiano “Savoia”. Questi ci racconta che, il 1° agosto, a fondo valle, ha ucciso, con due colpi di fucile, un mitragliere repubblichino, il quale, prima di morire, lo ha ferito ad un piede con la sua arma. Alle 22, giungiamo a Rosone. Io, Mario Giolli e Oliviero siamo invitati da una famiglia a mangiare un buon minestrone freddo. Poco dopo andiamo a bere un bicchiere di vino da un signore che è impiegato come tecnico presso la centrale elettrica di Rosone. Osservo sua moglie che, non avendo potuto avere bambini, accarezza una bambola con affetto materno, mentre il marito beve con noi. Questa scena m’ispirerà, il 14 settembre 1944, a Forno Alpi Graje, la poesia “La favola”. Alle 22,45, insieme al gruppo di Procària, iniziamo un turno di guardia al ponte di Rosone. Per tutta la notte, Mario Giolli e io, stiamo sdraiati sulla nuda terra, sotto un incantevole cielo stellato. Non riusciamo a chiuder occhio che per qualche minuto, comunicandoci di quando in quando le nostre impressioni notturne, tanto che, quando ci alziamo al mattino siamo frastornati e ridotti a pezzi.