Pippetto e poi il medico

Bonneval-sur Arc, Hotel des Evettes

Viene a trovarmi Pippetto, figlio del macellaio di Sturla. Durante la sua visita quotidiana, il medico militare francese mi comunica che, se martedì prossimo non sarò ancora in grado di camminare, verrò inviato all’Ospedale militare di Bourg St. Maurice. Mi prescrive il Septoplix.

Combattimenti a Cantoira

Forno

Mi sveglio alle 8. Mi comunicano che i nostri sono impegnati in combattimento nella zona di Ceres – Procaria – Fe – Cantoira. Giungono nel mio ospedaletto una quindicina di Patrioti feriti. Alla sera, io, Mario Giolli, Griša, Pippetto, i due della polizia di Pessinetto e Nuccio ci consoliamo con una cenetta e una buona bevuta. Ernesto ed Enzo Lunghi, insieme a Rami e a Geggi, sono partiti per Chialamberto… La sera, sempre a letto, in albergo. Ho perso la scommessa con Rami: Torino non è ancora liberata.

Arrivano i Repubblichini

Ospedale di Richiardi

Giunge notizia che i Russi sono entrati in Jugoslavia. Ma, vicino a noi, i repubblichini hanno raggiunto Ceres e Pessinetto. Per consolarci un po’, io e Mario Giolli andiamo a bercene una butta e a mangiare un po’ di pane e formaggio. Dopo il frugale spuntino, accuso un forte mal di testa e… molto appetito. Scrivo a macchina alcuni dei presenti appunti. Per domani si prevede un attacco dei repubblichini. Ci prepariamo quindi a spostarci verso il confine francese. Alla radio ascolto la Patetica di Ciaikovsky. E, prima di dormire, facciamo una partita a scopone: io e Pippetto di Sturla contro Mario Giolli e Griša…

Pippetto

Albergo Centro, Cantòira

Sveglia alle 9. Mario Giolli, Enzo Lunghi e Pippetto[1] sono ritornati dalla Crocetta. All’albergo Centro apprendiamo notizie sulla situazione militare nel Canavese. Alle 19, ceniamo con i reduci del passo della Crocetta; quindi, invitato da Mario Giolli e dagli amici, fraseggio al pianoforte dell’albergo i temi principali del 1° Concerto di Chopin.

[1]  E’ un recente acquisto della nostra formazione, un genovese, figlio di un macellaio di Sturla. Altro genovese conosciuto in quei giorni è Sturla (nome di battaglia di Silvio Malagòli), ottimo ragazzo che, a guerra conclusa, fu donatore di sangue e gioielliere. Per aver ospitato a casa sua alcuni amici che, a sua insaputa, appartenevano alle Brigate Rosse, venne processato e condannato al carcere.