Sognando Roma

Bonzo

A Bonzo, è tornata la signora Munno accompagnata dalla figlia. La mamma di Filiberto ci offre pranzo e cena. Filiberto manifesta apertamente la sua affezione per me e Griša non perde l’occasione per manifestare le sue idee politiche di tendenza repubblicana e socialista. Io sto sognando… penso a M. e progetto di trasferirmi a Roma, a guerra finita, con il buon Griša come scudiero… Salutiamo con affetto e riconoscenza la signora e la signorina Munno e torniamo con Filiberto alla villa, ove andiamo a riposare alle 23,30.

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Si suona e si balla

BonzoCantoira

Ci rechiamo da Bonzo a Cantòira, ove incontriamo la mamma e la sorella di Filiberto Rami, che ci invitano a pranzo. Successivamente Mario e io suoniamo il pianoforte della trattoria, abbandonandoci all’improvvisazione. Segue un ballo che si conclude con la partenza della signora Munno e della sua figliola. Ad esse affido una lettera che, in fretta e furia, ho scritto ai miei cari, pregandole di spedirla per posta da Torino. Alle 19, cena e ballo. Alle 24,30, ritirata a Bonzo.

Fucilano le spie fascite

Corio

Verso le 10 arrivarono a Corio una signora d’età matura e un giovane pallido, dai capelli chiari e dagli occhi azzurri. La signora Munno, evidentemente informata sul nostro conto, ci affidò suo figlio Riccardo, raccomandandocelo in particolar modo per la sua costituzione delicata. E noi, da buoni italiani che hanno una particolare vocazione “battesimale”, attribuimmo subito a quel giovane torinese il nome di battaglia di Filiberto Rami. Dopo i teneri addii tra Filberto e la madre, tutti e cinque fummo mandati a trasportare munizioni al piano Friseròle e il nostro nuovo compagno si distinse per buona volontà e resistenza fisica. Se ben ricordo, fu nel pomeriggio di quella giornata che accadde l’episodio doloroso della fucilazione di due spie fasciste : erano un ragazzo di una quindicina d’anni e un uomo maturo, alto e panciuto, accusati di aver fornito ai fascisti molte informazioni relative alle nostre posizioni. Io e i miei compagni tentammo di intercedere a favore di quei disgraziati. Ma ci fu risposto che erano stati giudicati e condannati a morte da un tribunale partigiano. L’esecuzione ebbe luogo in una radura lontano dal poggio sul quale ci trovavamo. Tuttavia, ne sentimmo gli spari sinistri che causarono in me una profonda amarezza per la … giustizia degli uomini e una grande pietà per i condannati.