Ici nous sommes en France

Confine francese – Bonneval-sur Arc 

Trascorro una notte agitatissima. Prima di lasciarmi solo, il dottore mi fa bere un sorso di tè, assicurandomi che manderà qualcuno a trasportarmi in un luogo più sicuro. Ma passa il tempo e nessuno si fa vivo.
Verso mezzogiorno – secondo quanto segna il mio orologio da tasca – giungono due maquis francesi che mi sollecitano ad andarmene al più presto, poiché i repubblichini stanno dirigendosi da Ceresole Reale verso il passo Girard e potrebbero raggiungere la zona in cui mi trovo da un momento all’altro.
Con tutti e due i piedi piagati, percorro un lungo tragitto impervio, sostenuto dal fedele bastone, che m’era compagno da Forno.
Mi trascino lungo la mulattiera, sotto il sacco “libresco”, avvolto da un immenso silenzio, rotto, a volte, dall’eco di qualche sparo lontano.
D’improvviso, il sentiero, che da un lato costeggia un burrone e dall’altro è delimitato da una parete inaccessibile, mi conduce ad un avvallamento attorno al quale sorge un piccolo agglomerato di stalle, con le porte spalancate, internamente vuote.
La mulattiera prospiciente alle stalle è completamente invasa da un lago di sterco e di urina di bovini…
Da un lato il burrone, dall’altro la ripidissima parete e dietro di me il nemico.
Mi faccio coraggio e cammino attraverso quegli escrementi, affondandovi oltre la caviglia. Poi, sempre appoggiandomi al buon bastone, l’unico sostegno rimastomi, attanagliato dai dolori che dai piedi mi salgono fino al cuore, sotto il peso dei miei inseparabili libri e dei miei stracci, risalgo a stento per un interminabile tratto la mulattiera, ridiscendendo quindi in una valle che si allarga dolcemente.
Tra i sublimi colori alpini scorgo una figurina femminile.
Mi avvicino molto lentamente. E’ una fanciulla d’una decina d’anni, “dagli occhi azzurri e dai capelli d’oro”, che mi guarda meravigliata. Poco lontano da lei, un uomo, forse il padre, mi osserva con un’espressione di pietà.
Gli chiedo, in italiano, un sorso d’acqua, ed egli mi risponde: – Ici nous sommes en France -.

Bonneval-sur Arc in inverno.

Gli ripeto la domanda in francese ed egli, rivolgendosi alla ragazzina:  – Donne-lui un peu d’eau de la carafe! -.
La fanciulla mi sorride, si avvicina a me con una bottiglia e mi aiuta a bere. Credo di non aver bevuto mai acqua così pura e così buona. Poco lontano, scorgo un ruscello che scorre limpidissimo.
Chiedo alla fanciulla: – Comment s’appelle? -.
Ed ella: – C’est l’Arc -.
Ringrazio i due savoiardi e scendo verso l’Arc. Lo raggiungo. Mi tolgo il sacco dalle spalle indolenzite e mi lavo in quelle acque gelide e pulite, asciugandomi con i miei stracci.
Per alcuni istanti, rimango estatico davanti al meraviglioso paesaggio alpino, mentre il cielo s’è fatto d’un azzurro intenso e il sole splendente mi riscalda con i suoi raggi d’oro…
Mi sento invadere dal fascino di sentirmi giunto in terra di Francia.
Dopo aver percorso la mia via crucis, da Carro fino a Bonneval-sur Arc, provo l’inattesa gioia di riabbracciare Miki e Sturla.
A tarda sera apprendo che i miei compagni genovesi sono tutti sani e salvi.
Accompagnato da Miki e da Sturla, giungo all’Hôtel des Evettes, ove riesco a farmi ospitare.
Il proprietario mi intrattiene in una interessante conversazione, in italiano, manifestando le sue tendenze socialiste…
La mia cena è costituita da un consommé e da una scatola di piselli donatami in val Grande.
Dormo, finalmente, in un lettino.

Pippetto

Albergo Centro, Cantòira

Sveglia alle 9. Mario Giolli, Enzo Lunghi e Pippetto[1] sono ritornati dalla Crocetta. All’albergo Centro apprendiamo notizie sulla situazione militare nel Canavese. Alle 19, ceniamo con i reduci del passo della Crocetta; quindi, invitato da Mario Giolli e dagli amici, fraseggio al pianoforte dell’albergo i temi principali del 1° Concerto di Chopin.

[1]  E’ un recente acquisto della nostra formazione, un genovese, figlio di un macellaio di Sturla. Altro genovese conosciuto in quei giorni è Sturla (nome di battaglia di Silvio Malagòli), ottimo ragazzo che, a guerra conclusa, fu donatore di sangue e gioielliere. Per aver ospitato a casa sua alcuni amici che, a sua insaputa, appartenevano alle Brigate Rosse, venne processato e condannato al carcere.